lunedì 31 luglio 2017

L'importanza della prevenzione per combattere l'ictus cerebrale

Milano, 21 luglio 2017 – Numerose sono le iniziative dedicate alla prevenzione dell’ictus, dal National Stroke Awareness Month statunitense, alla Campagna di Prevenzione Ictus celebrata ogni anno in Italia, alla Giornata Mondiale del Cervello, che si celebra domani, 22 luglio promossa annualmente dalla World Federation of Neurology (WFN), ONG affiliata dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Si tratta di occasioni per sensibilizzare la popolazione sulle problematiche relative alla salute del cervello. Per il 2017, il protagonista è l’ictus cerebrale con lo slogan “l’ictus è un attacco cerebrale! Preveniamolo e curiamolo!”. Una condizione - definita dal Presidente della WFN Raad Shakir “l’epidemia del 21esimo secolo” - che rappresenta circa il 12% di tutte le cause di morte a livello globale: colpisce, infatti, oltre 15 milioni di persone l’anno nel mondo, provocando 6,7 milioni di decessi.

Tra le persone che, ogni anno, sopravvivono a un ictus, 5 milioni presentano gravi forme di invalidità, come paralisi, perdita della parola o della vista. Situazioni che limitano o rendono impossibili le più comuni attività quotidiane, con importanti ripercussioni sulla qualità di vita dei pazienti stessi e dei loro familiari.

La sensibilizzazione assume, quindi, il valore di ricordare a tutti l’importanza della prevenzione per combattere alcuni tra i principali fattori di rischio, come ipertensione, obesità, ipercolesterolemia, ma anche malattie cardiache tra cui la fibrillazione atriale (FA), anomalia del ritmo cardiaco, che può creare la formazione di coaguli all’interno del cuore e responsabile di circa il 15% di tutti gli ictus trombo-embolici.  
In Italia la fibrillazione atriale colpisce circa 1 milione di persone e si associa ad un rischio globale di incorrere in un ictus cerebrale 5 volte maggiore rispetto alla popolazione che non soffre di questa patologia. Rischio che aumenta in modo esponenziale con il progredire dell’età. Dei 200 mila casi di ictus mediamente stimati ogni anno in Italia, 30-36 mila sarebbero imputabili alla fibrillazione atriale.
Questa patologia è, dunque, una condizione molto diffusa, soprattutto nella popolazione anziana, e in continua crescita nella popolazione generale grazie all’aumento dell’aspettativa di vita; la fibrillazione atriale richiede, tra l’altro, frequenti accessi presso le strutture ospedaliere, e solleva temi legati alla sostenibilità per il Servizio Sanitario Nazionale.

Recenti dati dello Studio Europeo Euro Heart Survey hanno permesso di stimare l’impatto economico della fibrillazione atriale in 5 Paesi europei, tra cui l’Italia, da cui risulta che il costo medio annuo per ogni paziente, nel nostro Paese, è pari a oltre 3.000 euro, dove le ospedalizzazioni e le procedure interventistiche, influiscono per il 70%.

Il costo complessivo della patologia, tuttavia, è influenzato anche dalla gestione cronica dei pazienti, in particolare dall’impiego e dal monitoraggio della terapia anticoagulante orale e dalla profilassi farmacologica delle recidive.

Per esercitare misure preventive adeguate nei pazienti affetti da fibrillazione atriale, infatti, l’elemento cruciale è rappresentato dall’utilizzo di un efficace regime terapeutico, attraverso una terapia anticoagulante orale. Tuttavia, in Italia si registra un sottotrattamento dei pazienti affetti da fibrillazione atriale, dovuto principalmente ai limiti della profilassi farmacologica finora utilizzata (antagonisti della vitamina K): questa infatti è una terapia complessa che presenta alcune difficoltà di gestione, come la necessità di frequenti controlli ematici per l’aggiustamento del dosaggio a causa dell’alta variabilità di risposta inter-individuale e temporale.

Oggi la novità terapeutica è costituita dai Nuovi Anticoagulanti Orali (NAO), ossia molecole di sintesi che inibiscono selettivamente un singolo fattore della coagulazione, entrati nella pratica clinica già da alcuni anni, in grado di andare incontro alle esigenze di medici e pazienti. I NAO non richiedono controlli ematici costanti, poche le probabilità di interazione (Mark J Alberts Lancet Neurol 2012; 11: 1066–81) con alimenti e altri farmaci, sono somministrati a dosaggio fisso e presentano un ridotto rischio di emorragie cerebrali rispetto alla terapia tradizionale (Ruff CT. et al. Lancet 2014; 383:955-962).
Caratteristiche che hanno permesso a questi farmaci di assumere un ruolo strategico nella prevenzione di eventi tromboembolici, dimostrando, inoltre, un buon rapporto costo/efficacia. I risultati di diversi studi dimostrano, infatti, che l’introduzione dei NAO comporterebbe una riduzione dei costi totali del Sistema Sanitario sia nazionale che regionale.

Nel nostro Paese, si è detto, siamo di fronte a un sottotrattamento dei pazienti con fibrillazione atriale: circa il 50% di essi – soprattutto anziani – con indicazione all’anticoagulazione non riceve alcuna cura specifica.
A causa, quindi, dei limiti oggettivi clinici e gestionali, il numero dei pazienti con maggior bisogno clinico non soddisfatto in questa patologia è ancora elevato. Il trattamento di questi pazienti con un NAO consentirebbe una più efficace prevenzione degli ictus, quantificabile in circa 11.000 casi evitabili all’anno, che corrisponderebbero a un risparmio per il Sistema Sanitario Nazionale di circa 230 milioni di euro per anno. 1

Si stima, infatti, che il costo medio annuo per paziente colpito da ictus a carico del SSN sia di circa 20.000 euro, mentre i costi medi annui per paziente a carico della famiglia, (assistenza, riabilitazione, farmaci, analisi, visite, ecc.) e della collettività (mancato reddito da lavoro del paziente e del caregiver) corrispondano a circa 30.000 euro1.

Per valutare il reale impatto dell’introduzione di questa nuova categoria di farmaci nella pratica clinica è stata realizzata nel 2013 dal Centro di Ricerca in Valutazione delle Tecnologie Sanitarie, Istituto di Sanità Pubblica, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, una valutazione Health Technology Assessment nei confronti di uno dei Nuovi Anticoagulanti Orali, il rivaroxaban1.

All’interno del Report sono presenti analisi farmacoeconomiche condotte allo scopo di valutare quanto e come l’ingresso della molecola all’interno del contesto nazionale e regionale influisca sul numero di eventi, complicanze e costi. I risultati delle analisi dimostrano, nell’arco temporale di tre anni, come l’introduzione di rivaroxaban, con quote di mercato incrementali (dall’8% nel primo anno, fino al 30% nel terzo anno) consenta di ridurre gli eventi di ictus, embolia sistemica e infarto del miocardio con un risparmio complessivo di risorse sanitarie, nonostante un incremento della spesa farmaceutica.
Nello specifico, in questo scenario, per quanto riguarda la riduzione degli ictus è stato stimato nel primo anno una diminuzione di 642 eventi, nel secondo di 636 e nel terzo di 2.504. Per quanto riguarda il risparmio complessivo a carico del SSN, dovuto all’introduzione di questa molecola, è possibile parlare di 7 milioni di euro nel primo anno, 19 milioni di euro nel secondo anno e 32 milioni di euro nel terzo anno 1.

In conclusione, si può affermare che l’introduzione dei NAO nella pratica clinica quotidiana, pur determinando un aumento della spesa farmaceutica, grazie ai vantaggi introdotti rispetto alle terapie tradizionali, dovrebbe consentire una riduzione dei costi sanitari, rendendo, pertanto, sostenibile l’utilizzo clinico di questa categoria farmacologica, soprattutto alla luce dell’efficacia in termini di prevenzione.

1 QIJPH. Year 2013, Volume 2, Number 7: “Rivaroxaban per la prevenzione dell’ictus in pazienti con Fibrillazione Atriale: i risultati di una valutazione HTA”

lunedì 29 maggio 2017

Disponibile anche nel Lazio il nuovo farmaco di Bayer per il trattamento dell’Emofilia A nei pazienti di tutte le fasce d’età



Roma, 29 maggio 2017 Importanti novità per gli emofilici di Roma e delle altre province della Regione Lazio. Infatti è ora disponibile il nuovo farmaco di Bayer (octocog alfa protein free) per il trattamento dell’Emofilia A nei pazienti di tutte le fasce d’età che soffrono di questa rara malattia genetica del sangue.

“Il nuovo Fattore Ottavo ricombinante di Bayer, prodotto dalle cellulle BHK – dichiara la Dottoressa Cristina Santoro, Diagnostica Speciale e Terapia delle Malattie dell’Emostasi e della Trombosi (Responsabile: Prof.ssa Maria Gabriella Mazzucconi) -  Ematologia - Dipartimento di Biotecnologie Cellulari ed Ematologia - Sapienza Università di Roma Policlinico Umberto I - è ora disponibile anche nella nostra Regione. Nel Centro nel quale lavoro abbiamo iniziato ad utilizzarlo in alcuni pazienti. Si tratta di fattore VIII ricombinante, non modificato, simile a quello circolante in natura, a catena intera, che negli studi clinici registrativi ha dimostrato di mantenere l’emostasi e di proteggere dai sanguinamenti i pazienti, quando viene utilizzato in profilassi. Questi studi fanno parte del programma LEOPOLD (Long-Term Efficacy Open-Label Program in Severe Hemophilia A Disease) e sono stati condotti a livello mondiale su un numeroso gruppo di pazienti che erano già trattati in precedenza e che hanno dimostrato che il nuovo farmaco Bayer (octocog alfa da BHK) può essere utilizzato non solo con una profilassi tre volte alla settimana, ma anche in alcuni pazienti, due volte alla settimana garantendo la medesima protezione dai sanguinamenti. Partiamo dunque da una molecola a noi ben nota, ma che ora è in grado di offrire maggiore flessibilità di utilizzo garantendo protezione, efficacia e sicurezza avendo elevato e migliorato il processo produttivo”.

“Sono state apportate innovazioni nella produzione di questo prodotto – aggiunge il Dott. Raimondo De Cristofaro, Dirigente Medico Malattie emorragiche e trombotiche (UOS) Policlinico A. Gemelli di Roma - come la nanofiltrazione per massimizzare la sicurezza nella rimozione di potenziali agenti patogeni, virus e aggregati proteici e la coespressione della HSP70 nella linea cellulare BHK per garantire una produzione di Fattore Ottavo più simile a quello circolante in natura. La flessibilità della terapia è ormai una possibilità concreta. E’ un grande passo avanti che noi medici vogliamo fare insieme ai pazienti che curiamo e insieme alle loro famiglie. Il nuovo farmaco di Bayer non richiede cambiamenti nella nostra routine nemmeno a livello di monitoraggio di laboratorio, ma offre delle opportunità concrete. Non richiede quindi lavoro in più, se non l’attenzione di approfondire la conoscenza del paziente e delle sue necessità. Il nostro obiettivo rimane quello di mettere in sicurezza ogni paziente e prevenire possibili sanguinamenti o gestire al meglio le eventuali complicanze”.

“Come pediatra – dichiara il Dott. Matteo Luciani, Dipartimento di Onco-Ematologia Pediatrica e Medicina Trasfusionale IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù - tendo ad essere conservativo perché i piccoli pazienti vanno trattati con la massima cura e attenzione. Nel caso di octocog alfa protein free il passaggio dal suo predecessore è semplice, in quanto si tratta di una molecola ben nota e studiata che presenta innovazioni tecnologiche, portando risultati di grande interesse per il miglioramento della protezione e dell’aderenza alla terapia. Lo studio LEOPOLD Kids è stato condotto sui bambini precedentemente trattati e ha mostrato che, in 6 mesi di osservazione del trattamento con il nuovo farmaco di Bayer, il 45% dei pazienti non ha avuto episodi di sanguinamento e il 55% non ha mostrato sanguinamenti entro 48 ore dall’ultima infusione di profilassi. Per un pediatra come me è essenziale evitare che i miei piccoli pazienti sperimentino sanguinamenti: octocog alfa protein free rappresenta una soluzione valida anche in questa fascia d’età notoriamente complessa da gestire per l’accesso venoso non sempre ottimale, per la paura dell’ago e per la dipendenza da qualcuno che nei primi anni di vita effettui l’infusione endovenosa con modalità adeguate. Un bambino emofilico in profilassi ben controllato e protetto – informa il Dott. Luciani - può vivere il suo essere “bambino” come tutti gli altri e anche per noi pediatri questo aspetto è importante non solo dal punto di vista clinico ma anche psicologico. Ridurre le infusioni garantendo protezione, efficacia e sicurezza è sinonimo di migliore aderenza alla terapia che nel caso del nuovo farmaco di Bayer è facilitata anche dalla siringa preriempita e in pratica pronta all’uso”.

“L’impegno di Bayer nell’ambito dell’emofilia è dimostrato dallo sviluppo di questo nuovo farmaco, conclude la Dottoressa Simona Gatti, Head of Medical Affairs Specialty Bayer. L’emofilia vive un momento di grande fermento in termini di nuove molecole e anche noi siamo consapevoli di poter mettere a disposizione dei medici opzioni terapeutiche in grado di andare incontro sempre più alla necessità di semplificare la vita e la terapia di quanti convivono con questa patologia rara e genetica”.


A proposito di Emofilia A

L’emofilia colpisce circa 400.000 persone nel mondo ed è una patologia principalmente ereditaria in cui una delle proteine necessarie per la formazione dei coaguli di sangue è mancante o carente. L’emofilia A è il più comune tipo di emofilia; in questo caso è assente o presente in quantità ridotta il fattore VIII. L’emofilia A colpisce 1 persona su 10.000, per un totale di più di 30.000 persone in Europa. Nel tempo, l’emofilia A - a causa di sanguinamenti continui o spontanei, specialmente nei muscoli, nelle articolazioni o negli organi interni -  può portare a quadri di artropatia invalidanti. 

venerdì 19 maggio 2017

Settimana Mondiale della Tiroide dal 21 al 27 maggio: iniziative in tutta Italia

25 MAGGIO, GIORNATA MONDIALE DELLA TIROIDE
TIROIDE E BENESSERE: PASSARE DALLO STARE BENE AL SENTIRSI BENE
Dati incoraggianti sulla iodoprofilassi in Italia – Gozzo endemico nei bambini sconfitto in 4 Regioni



Milano, 16 maggio 2017 – Le persone che hanno problemi alla tiroide, per spiegare la propria condizione, parlano di “uno stato di malessere” o di aver “perso il loro benessere”.
“Questa è proprio la peculiarità dell’ipotiroidismo, la malattia più frequente della tiroide, spiega Paolo Vitti, Presidente Eletto SIE, Società Italiana di Endocrinologia, coordinatore e responsabile scientifico della Settimana Mondiale della Tiroide: i sintomi sono spesso così sfumati che difficilmente si riesce a ricondurli ad una patologia. E sono davvero tanti: stanchezza, scarsa capacità di tollerare il freddo, alterazioni del tono dell’umore, difficoltà di concentrazione, palpitazioni, nervosismo, insonnia, gonfiore, pelle e capelli secchi ma l’elenco potrebbe continuare. Proprio per questo il tema scelto per la Giornata e la Settimana Mondiale della Tiroide 2017 è “TIROIDE E BENESSERE”. Che si tratti di malattie che devono essere propriamente inquadrate e che i trattamenti debbano essere personalizzati ormai non basta più. La sfida è ridare quel benessere che tante persone dichiarano di avere perso”.

La tiroide svolge una serie di funzioni vitali per il nostro organismo come la regolazione del metabolismo, il controllo del ritmo cardiaco, lo sviluppo del sistema nervoso, l’accrescimento corporeo, la forza muscolare e molto altro. Proprio per il ruolo di “centralina”, quando questa ghiandola non funziona correttamente, tutto il corpo ne risente. Può colpire ad ogni età e per questo motivo occorre non trascurare alcuni campanelli di allarme rivolgendosi al proprio medico in caso di dubbio.

“Il modo più efficace per prevenire le malattie della tiroide, spiega Massimo Tonacchera, Professore Associato di Endocrinologia e Coordinatore Nazionale Comitato della Prevenzione della Carenza Iodica, è assumere iodio in quantità adeguate; questo elemento è il costituente essenziale degli ormoni tiroidei. La carenza di iodio anche lieve, che affligge ancora alcune aree del nostro paese, può provocare conseguenze anche gravi soprattutto se la carenza nutrizionale si verifica durante la gravidanza o la prima infanzia”.

“Una grave iodocarenza, continua Roberto Gastaldi, SIEDP, Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, può determinare la morte del feto in utero, cretinismo neurologico e ipotiroidismo congenito. Proprio quest’ultima patologia rappresentava la prima causa di ritardo mentale nel nostro Paese prima dell’introduzione dello screening neonatale grazie al quale è possibile eseguire diagnosi e trattamento precoci. Dopo l’età neonatale è comunque importante assicurare una adeguata quantità di iodio sia per garantire un regolare processo di crescita e di sviluppo del bambino che per prevenire patologie della tiroide come ad esempio i noduli”.

“A 12 anni dall’approvazione della legge 55/2005, che ha introdotto il programma nazionale di iodoprofilassi, lo stato nutrizionale iodico degli italiani è sicuramente migliorato. I dati dimostrano che la percentuale di sale iodato venduto nella grande distribuzione nel 2016 ha superato il 60% ed è molto positivo dato che prima dell’approvazione della legge era solo al 30%, spiega Antonella Olivieri, Responsabile Scientifico Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia (OSNAMI), Istituto Superiore di Sanità. Questo dato, seppur incoraggiante, è comunque al di sotto della soglia del 80-85% indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per un programma di iodoprofilassi di successo. Anche i dati di ioduria in età scolare, ovvero la concentrazione di iodio nelle urine, raccolti in collaborazione con gli Osservatori Regionali per la Prevenzione del Gozzo sono coerenti con questo miglioramento. Le indagini condotte su 2500 bambini tra il 2015 e il 2016 in Liguria, Toscana, Marche, Lazio e Sicilia, hanno mostrato valori di ioduria indicativi di un adeguato apporto di questo elemento in tutte e 5 le Regioni. Ma il risultato più importante è l’aver accertato che in Liguria, Toscana, Lazio e Sicilia, per la prima volta si può dire che il gozzo in età scolare non è più una patologia endemica ed è quindi stato praticamente sconfitto. Questi dati ci dicono che dobbiamo insistere con il programma di iodoprofilassi per estendere l’adeguato apporto di iodio a tutte le Regioni italiane riducendo così il rischio di patologie tiroidee e di deficit neurocognitivi”.

“Tra le molteplici funzioni degli ormoni tiroidei a livello cerebrale rientra il controllo del tono dell’umore, continua Rinaldo Guglielmi, Past-President AME, Associazione Medici Endocrinologi. Quando la tiroide non funziona correttamente in molti pazienti è presente un’alterazione del comportamento e del tono dell’umore; tanto maggiore è la disfunzione della ghiandola e tanto più visibile sarà la sua influenza, fino ad arrivare in alcune forme severe, a quadri clinici tipici della depressione. Se avete cambiamenti frequenti dell’umore e non ci sono cause psichiche evidenti, può essere d’aiuto controllare la funzione tiroidea mediante il semplice dosaggio del TSH. Quando i disturbi dell’umore sono dovuti a disfunzioni tiroidee nella quasi totalità dei casi è possibile ristabilire un tono dell’umore normale e coerente con il carattere della persona, con il riequilibrio della tiroide mediante tireostatici nel caso dell’ipertiroidismo e con l’ormone tiroideo sintetico nell’ipotiroidismo”.

“Con l’ipotiroidismo tutte le funzioni del nostro organismo sono influenzate negativamente, spiega Luigi Bartalena, Presidente AIT, Associazione Italiana della Tiroide, con peggioramento della qualità di vita e dello stato di benessere, spesso in maniera marcata non solo nelle forme conclamate ma anche nelle forme iniziali, forse impropriamente definite subcliniche. La terapia sostitutiva è attuata impiegando la levotiroxina (T4) che è il principale ormone prodotto dalla tiroide. In un’epoca di medicina sempre più personalizzata e di precisione ogni paziente deve essere attentamente monitorato perché la quantità di ormone necessaria per riportare in equilibrio lo stato tiroideo varia da individuo a individuo in rapporto anche a variazioni dell’assorbimento del farmaco che deve essere assunto almeno mezz’ora prima di colazione evitando la concomitante assunzione di farmaci e cibo interferenti come soia, crusca, calcio, ferro, caffè, succo di pompelmo e farmaci gastroprotettori. Oggi la medicina personalizzata e di precisione in questo ambito è favorita dalla disponibilità di diverse formulazioni della levotiroxina che vanno dalle classiche compresse, alle capsule molli e alle fiale monodose liquide per uso orale che possono essere assunte insieme alla colazione e possono quindi meglio adattarsi alle esigenze del singolo paziente. Inoltre, nel 20% circa dei pazienti la terapia sostitutiva standard, per motivi non del tutto chiari, può non correggere pienamente lo stato di malessere nonostante che i valori degli ormoni e del TSH siano normali: in queste situazioni, l’aggiunta di piccole quantità di levotriiodotironina (T3) può migliorare efficacemente lo stato generale del paziente. In conclusione, oggi la terapia sostitutiva non ha come obiettivo solo la normalizzazione dei livelli ormonali ma anche il ripristino di una condizione di pieno benessere”.

“Le patologie endocrine risultano tra le più frequenti malattie croniche nell’anziano, precisa Fabio Monzani, SIGG, Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, e in particolare l’ipotiroidismo lieve o subclinico può colpire il 15-20% delle donne ultra settantenni. Nei grandi anziani (over 80) deve sempre essere verificato in quali casi il beneficio della terapia sostitutiva con levotiroxina superi significativamente i potenziali rischi. Le principali linee guida suggeriscono il trattamento dell’ipotiroidismo lieve in questa parte di popolazione solo in caso di effettiva presenza di malattia tiroidea con evidenti sintomi, ulteriori fattori di rischio cardiovascolare o livelli di TSH molto alti (>10 mIU/l)”.

“In ambito tiroideo, l’impiego in Medicina Nucleare di sostanze radioattive denominate radiofarmaci, in particolare il radioiodio, costituiscono un ausilio diagnostico e terapeutico insostituibile, spiega Onelio Geatti, Past President AIMN, Associazione Italiana Medici Nucleari. La diagnostica per immagini della tiroide è nella maggioranza dei casi rappresentata dall’ecografia ma, quando è necessario mappare la distribuzione della funzionalità, la scintigrafia mediante somministrazione di radioiodio è fondamentale. Il radioiodio viene anche applicato per il trattamento di alcune patologie tiroidee come ipertiroidismo da adenoma di Plummer, malattia di Basedow resistente ai tireostatici e per la terapia di carcinomi papillari e follicolari dopo completa asportazione della tiroide”.

“L’asportazione della tiroide (tiroidectomia) è un intervento sicuro ed efficace ma è un intervento delicato in quanto la ghiandola da asportare è vicina a strutture che controllano importanti funzioni come la voce e l’equilibrio del calcio nel sangue e nei tessuti, continua Luciano Pezzullo, Presidente Club delle UEC, Associazione delle Unità di Endocrinochirurgia Italiane. Le complicazioni sono molto rare ma ci possono essere e quando si verificano sono molto serie. Ne deriva che la scelta della tiroidectomia deve essere attenta e ponderata. Le nuove conoscenze derivate dalla clinica e dagli studi stanno determinando un cambiamento nell’atteggiamento chirurgico che nei prossimi anni sarà meno aggressivo e nei casi a bassissimo rischio sarà anche solo un atteggiamento “osservazionale” evitando l’intervento”.

“Tra i compiti istituzionali delle nostre associazioni, conclude Anna Maria Biancifiori, Past-President CAPE, Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini, oltre naturalmente a quello di appoggio, orientamento, accoglienza ed assistenza ai pazienti affetti da malattie tiroidee, è sempre più importante l’attività di informazione e promozione della salute e del benessere. Per tale scopo è essenziale l’attenzione della popolazione “sana” per diffondere informazioni su stili di vita corretti e segni, sintomi e percorsi di prevenzione e diagnosi adeguati. Oggi sappiamo che non è necessario attuare programmi di screening ecografico generalizzato che portano a sovra diagnosi con conseguente sovra trattamento e costi non necessari, ma puntare su una capillare e corretta attività di informazione per la prevenzione delle malattie della tiroide”.

La Settimana Mondiale della Tiroide, che si svolgerà dal 21 al 27 maggio, è promossa da Associazione Italiana della Tiroide (AIT), Società Italiana di Endocrinologia (SIE), Associazione Medici Endocrinologi (AME), Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), Associazione Italiana Medici Nucleari (AIMN), Club delle Unità di Endocrino-Chirurgia (Club delle UEC), Società Italiana di Endocrinochirurgia (SIEC), Società Italiana di Geriatria e Gerontologia (SIGG) insieme al Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini (CAPE) e sarà patrocinata da European Thyroid Association (ETA), e dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

La Settimana e la Giornata Mondiale della Tiroide sono sostenute con un contributo non condizionato da IBSA Farmaceutici Italia, Merck, Sanofi Genzyme e Esaote.
In tutta Italia saranno organizzate diverse iniziative di screening e incontri informativi sulle patologie tiroidee; per informazioni è possibile consultare il sito www.settimanamondialedellatiroide.it e la pagina Facebook dedicata “Settimana Mondiale della Tiroide”. 

mercoledì 17 maggio 2017

L’arte della camminata in gravidanza: I percorsi di fitwalking di maurizio da milano Per camminare in 10 città italiane



Milano, 17 maggio 2017 – “L’arte della camminata in gravidanza” è il titolo dell’incontro organizzato da Natalben con Fitwalking Italia dell’ex marciatore olimpico Maurizio Damilano e il Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica del San Raffaele Alessandra Graziottin, che ha l’obiettivo di favorire la salute e l’umore di mamma e bambino e fornire uno strumento pratico, subito utilizzabile per future mamme sportive e non.
La proposta è quella di indicare una decina di cammini in 10 città italiane da percorrere in sicurezza e tranquillità secondo i dettami e le regole di questa nuova disciplina sportiva, il Fitwalking, che si concentra, più che sullo sforzo, su corretta postura e ritmo dell’andatura. Questo recente sport ha da poco ricevuto un importante riconoscimento entrando a far parte del neo-nato settore agonistico della Fidal (Federazione Italiana di Atletica Leggera).

“Il Fitwalking è perfetto per le donne in gravidanza perché è fatto su misura di ogni persona e delle sue possibilità.” – spiega Maurizio Damilano – “È un’attività motorio-sportiva dove il benessere personale si fonde attraverso “una tecnica precisa” con l’attività sportiva raggiungendo importanti benefici fisici e psicologici.  Ma è anche un modo di vivere, una filosofia di vita. Il Fitwalking è lo sport ideale sia in gravidanza che dopo il parto perché non è traumatico, allena tutte le fasce muscolari schiena compresa, è facilmente modulabile in base alle esigenze e, dopo il parto, con i debiti adattamenti, può essere praticato con il bambino. Il cammino va inoltre ad agire naturalmente sul pavimento pelvico con un’azione di rinforzo. I benefici a livello psico-fisico e lo scarico delle tensioni e dello stress provocate dall’attività fisica a passo di Fitwalking, aiutano nel dopo parto a prevenire e combattere i pericoli e problemi della depressione post partum”.

“La gravidanza è il viaggio più importante della vita. Dura tutta la vita. Tutti noi ci prepariamo con cura prima di un viaggio. Per questo bisogna farlo con ancora più attenzione e sollecitudine.” – commenta la prof.ssa Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia H. San Raffaele Resnati di Milano – “Il Fitwalking è sicuramente perfetto per la donna in gravidanza, ma non basta! Prima di iniziare il cammino per diventare genitori è indispensabile valutare le proprie condizioni fisiche e psichiche, fare un check up completo, integrare oligoelementi, vitamine, sali minerali, valutare le difficoltà del percorso, anche gestazionale, soprattutto se si hanno rischi particolari. Inoltre, è fondamentale partire con una mamma in peso forma. Le cellule adipose infatti possono produrre migliaia di molecole infiammatorie, che aumentano il rischio di diabete, ipertensione, insufficienza placentare e parto prematuro. Mettersi in forma prima della gravidanza è un atto d’amore per il bambino che nascerà!” Continua la prof.ssa Graziottin: “Più lo stile di vita dei genitori è sano, più si assicura al bambino un futuro migliore, sia dal punto di vista della salute sia fisica sia psichica.”

Condizioni e atteggiamenti negativi come tossici voluttuari (fumo, alcol, droghe), tossici ambientali (piombo e i pesticidi), malattie poco controllate (come il diabete scompensato), obesità di uno o entrambi (quella materna pesa di più) ed età materna avanzata possono compromettere il potenziale originario di ovocita e spermatozoo. Pesano molto anche le carenze vitaminiche e di oligoelementi essenziali per lo sviluppo di tutti gli organi e i tessuti.

In particolare, gli integratori dovrebbero essere assunti almeno tre mesi prima della gravidanza, così è possibile ridurre dal 56% all’83% il rischio di malformazioni fetali, perché la loro comparsa e gravità possono essere modulate da fattori anche nutrizionali. Eppure solo il 4% delle donne italiane lo fa. Anche il puerperio è un periodo fondamentale della vita della mamma, purtroppo ancora oggi questa fase è molto trascurata, dai medici e dalla sanità pubblica. Per questo la prevenzione è importante, anche dal punto di vista degli integratori alimentari, per garantirle il miglior benessere anche dopo il parto. E oggi sono usciti dei nuovi integratori: Natalben Supra e Natalben Oro (orodispersibile, in bustine), in linea con le raccomandazioni più aggiornate dell’OMS.

Oggi è giusto parlare di “progetto di salute” per mamma e bambino con dieta bilanciata e integrata, unita a sani stili di vita essenziali per ottimizzare la salute di entrambi durante e dopo la gravidanza. Questa “alleanza” con Maurizio Damilano ha l’obiettivo di coordinare gli stili di vita più corretti e salutari per una gravidanza felice e stili più sani”: camminare ed integrare!

In questa occasione Maurizio Damilano e la sua associazione sono felici di condividere con tutte le mamme italiane un decalogo per praticare nel modo migliore il Fitwalking. E la Prof.ssa Graziottin, medico che da sempre valorizza l’importanza della attività fisica per la salute della donna, quindi in perfetta sintonia con questa progetto, è altrettanto felice di dedicare i principi della migliore integrazione da fare PRIMA, DURANTE E DOPO la gravidanza, per garantire al bambino lo sviluppo ottimale non solo di organi e tessuti, ma anche del suo potenziale di salute.

Il decalogo del Fitwalking, insieme ai 10 percorsi cittadini e le raccomandazioni della Prof Graziottin sono a disposizione di tutte le mamme sul sito Natalben.


lunedì 15 maggio 2017

Diabete tipo 1: arriva in Italia il primo microinfusore “economicamente sostenibile”. Terapia piu’ semplice e maggiore accesso alle cure


L’aumento costante dei diabetici tipo 1 e la disponibilità di device sempre più evoluti pongono oggi i sistemi sanitari di fronte a una grande sfida: soddisfare la crescente richiesta di sistemi di microinfusione come opzione di scelta, con conseguente impatto sui costi, a fronte di budget limitati. Mylife™ YpsoPump®, grazie alla sua semplicità d’uso, facilita al diabetico la gestione della malattia e favorisce un impiego più razionale delle risorse, consentendo di estendere la terapia di base con microinfusore di insulina fino al triplo di pazienti, rispetto ai dispositivi più sofisticati e cost-consuming.

Milano, 15 maggio 2017 – Non sempre l’impiego delle moderne tecnologie, nella gestione di malattie croniche ad alto impatto sociale, comporta costi maggiori per la sanità pubblica e device più complessi per i pazienti. Lo dimostra il nuovo microinfusore di insulina mylife™ YpsoPump®, sviluppato dall’Azienda svizzera Ypsomed, con l’obiettivo di coniugare qualità di vita, appropriatezza e sostenibilità nella terapia del diabete tipo 1, fornendo una risposta concreta alle esigenze dei medici, delle persone diabetiche e dei sistemi sanitari.
Piccolo e discreto, leggero (83 grammi, batterie incluse), essenziale, dotato di un touchscreen intuitivo con solo 7 icone e pratico da ricaricare, grazie alle cartucce di insulina pre-riempite: l’innovativo device è il primo microinfusore “economicamente sostenibile”, che consente al SSN di ottimizzare l'uso delle risorse fino al 70%, offrendo così la possibilità di ampliare considerevolmente il numero di pazienti trattati. Dopo il lancio in Germania, Olanda, UK e Repubblica Ceca, Mylife™ YpsoPump® sarà a breve disponibile anche in Italia e verrà presentato alla comunità medica al XXI Congresso Nazionale AMD - Associazione Medici Diabetologi (Napoli, 17- 20 maggio).

Il diabete di tipo 1 colpisce circa 300.000 italiani (1), tra adulti e bambini, con un trend in continua crescita. Si tratta di una patologia cronica autoimmune, caratterizzata dall’incapacità del pancreas di produrre insulina, e richiede, per tutta la vita, la somministrazione dell’ormone tramite iniezione sottocute, al fine di regolare i livelli ematici di glucosio.
Numerosi studi confermano che la terapia insulinica con microinfusore ha rivoluzionato negli ultimi decenni le cure, permettendo una maggiore flessibilità, un migliore controllo del profilo glicemico e una riduzione del rischio di complicanze, quali seri episodi di ipoglicemia, problemi cardiovascolari (2), neuropatie, retinopatie e amputazioni. Nonostante i vantaggi clinici finora documentati, il ricorso a questa tipologia di trattamento è ancora poco diffuso in Italia e disomogeneo tra le diverse Regioni. Il costo più elevato, il tempo necessario per la formazione del paziente e la mancanza di personale sono spesso fattori di ostacolo alla sua adozione.

Rispetto alla modalità classica di somministrazione sottocutanea multi-iniettiva, la terapia intensiva con microinfusori continui di insulina (CSII) ha mostrato un miglior controllo glicometabolico in pazienti con diabete tipo 1 di lunga durata (3) e una netta riduzione delle ipoglicemie (4)”, spiega Paolo Pozzilli, Ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, Direttore UOC Endocrinologia e Diabetologia, Università Campus Bio-Medico di Roma. “In Italia sono circa 12-14.000 le persone diabetiche trattate con microinfusore (5): benché destinato ad aumentare, il dato è ancora molto basso se confrontato con gli altri Paesi europei, dove la terapia con CSII è seguita dal 5 al 15% dei pazienti, mentre negli USA la percentuale è vicina al 40%. Le tecnologie sviluppate negli ultimi anni hanno reso i dispositivi sempre più sofisticati, offrendo la possibilità di personalizzare la terapia in base alle caratteristiche della persona. Oggi abbiamo tre sistemi di microinfusione: quelli tradizionali, che consentono di regolare l’infusione basale con diverse velocità, secondo il momento della giornata; le pompe-cerotto senza cateteri, compatte e impermeabili, che si applicano sulla pelle e non devono essere scollegate in caso di sport o se si fa una doccia; i sistemi di monitoraggio glicemico continuo, con sensore sottocutaneo che rileva la concentrazione di glucosio nel liquido interstiziale del derma, impiegati in combinazione col microinfusore o integrati in esso. Più diventano complessi i sistemi di microinfusione, maggiore sarà l’impegno che richiederanno a livello economico e di addestramento. Disporre di varie opzioni – dalle più sofisticate a quelle più essenziali, a costi sostenibili – consente al diabetologo di scegliere la soluzione più appropriata, in funzione delle reali esigenze del paziente, e rappresenta un’ulteriore opportunità per ampliare l’accesso alla microinfusione”.  

L’incremento della prevalenza e incidenza del diabete tipo 1 e le recenti innovazioni in campo tecnologico costringono ad affrontare il tema della sostenibilità futura nella gestione della patologia”, afferma Giorgio Lorenzo Colombo, Docente di Organizzazione Aziendale, Università degli Studi di Pavia, e Direttore Scientifico del Centro di ricerca S.A.V.E. Studi di Milano. “Le ultime analisi indicano una spesa media annua a paziente fino a oltre 5.000 euro (6) considerando anche le complicanze della malattia, che hanno un notevole impatto clinico ed economico: solo un quarto circa dei pazienti, infatti, raggiunge gli obiettivi terapeutici. Nonostante l’infusione continua di insulina sia lo strumento d’elezione per ottenere un compenso metabolico ottimale, la sua diffusione nel nostro Paese è ancora ostacolata da evidenti problemi di budget. Per assicurare a tutti la migliore assistenza possibile, diventa fondamentale ragionare in termini di appropriatezza delle cure. L’offerta attuale di soluzioni sempre più complesse, come i sistemi dotati di sensore integrato (SAP), si associa a un aumento significativo dei costi, che impedisce l’accesso alla tecnologia a tanti pazienti desiderosi di passare dalle iniezioni multiple alla terapia con microinfusore. Molti diabetici, però, non necessiterebbero di sistemi di microinfusione tanto sofisticati. Se i prescrittori avessero a disposizione dispositivi di qualità ma più essenziali, innovativi rispetto alla terapia multi-iniettiva ma meno complessi e quindi meno costosi dei SAP, si potrebbe determinare un utilizzo più efficiente delle risorse e un ampliamento dell’accesso a cure costo-efficaci, riducendo così le complicanze e le relative ricadute economiche, a breve e lungo termine”.

Proprio per rispondere alle sfide che i sistemi sanitari oggi si trovano ad affrontare, nella presa in carico del diabete di tipo 1, nasce mylife™ YpsoPump®. Affidabile, comodo da utilizzare e di facile training, il nuovo microinfusore che semplifica la cura è l'unico interamente realizzato in Europa, per la precisione in Svizzera; è compatibile con numerosi glucometri e, grazie al set di infusione ruotabile a 360°, assicura una maggiore libertà di movimento. Nella sua essenzialità, YpsoPump® garantisce il mantenimento di un elevato standard nella terapia insulinica, migliorando il controllo glicemico rispetto alla multi-iniettiva e ottimizzando l'uso delle risorse del 30-70%: in altri termini, potrebbe consentire di trattare con la microinfusione fino al triplo dei pazienti, rispetto ai sistemi “full-optionals”, sicuramente utili per gruppi selezionati di utenti.  

Per una gestione più serena della sua patologia, la persona diabetica ha fondamentalmente tre desideri", rivela Albino Bottazzo, Presidente FAND – Associazione Italiana Diabetici. “In primo luogo, vorrebbe che i trattamenti fossero più equi e uniformi in tutta Italia, con centri di riferimento cui potersi affidare e modalità di rimborso uguali, a prescindere dalla Regione di residenza. Le tecnologie per la microinfusione di insulina, inoltre, dovrebbero essere più facilmente accessibili per i pazienti ancora in terapia multi-iniettiva, in funzione delle loro caratteristiche e delle necessità cliniche, determinate dal team diabetologico. Infine, il diabetico vuole condurre una vita normale, senza doversi occupare in modo intensivo della propria condizione, sentendosi ‘malato’: è quindi fondamentale che i device abbiano tra le loro caratteristiche la semplicità d’uso, oltre a costi compatibili con la situazione economica generale. La FAND si batterà sempre a tutela dei pazienti italiani, affinché queste aspirazioni possano concretizzarsi nella realtà quotidiana”.

Da sempre, Ypsomed è impegnata a trovare soluzioni innovative e sostenibili, in grado di supportare concretamente le persone diabetiche nel quotidiano”, dichiara Peter Georg Haag, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Ypsomed Italia. “Dopo il lancio, tre anni fa, della prima pompa-cerotto senza cateteri, oggi presentiamo un nuovo microinfusore che intende essere il nostro contributo per soddisfare le esigenze attuali dei Servizi Sanitari. Ci auguriamo che YpsoPump® possa rappresentare un’ulteriore opzione nell’ottica di individuare il device più adatto a quei pazienti che, pur non necessitando di tutte le funzioni dei sistemi complessi, attendono di poter passare dalle iniezioni multiple giornaliere al sistema di infusione continua di insulina, per migliorare la propria qualità di vita”.

(1) Fonte: Ministero della Salute.
(2) Steineck I. et al., “Insulin pump therapy, multiple daily injections, and cardiovascular mortality in 18 168 people with type 1 diabetes: observational study”, BMJ 2015;350:h3234 | doi: 10.1136/bmj.h3234.
(3) Ruiz-de-Adana MS et al., “Comparison between a multiple daily insulin injection regimen (basal once-daily glargine plus mealtime lispro) and continuous subcutaneous insulin infusion (lispro) using continuous glucose monitoring in metabolically optimized type 1 diabetes patients: A randomized open-labelled parallel study”, Med Clin (Barc) 2016 Mar 18;146(6):239-46.
(4) Pickup JC et al., “Severe hypoglycaemia and glycaemic control in Type 1 diabetes: meta-analysis of multiple daily insulin injections compared with continuous subcutaneous insulin infusion (review)”, Diabetic Medicine 2008;25:765.
(5) Bruttomesso D, et al., “Italian Study Group on Diffusion of CSII: Continuous subcutaneous insulin infusion in Italy: third national survey”, Diabetes Technol Ther. 2015 Feb;17(2):96-104.

(6) Bruno G et al., “Incidence, prevalence, costs and quality of care of type 1 diabetes in Italy, age 0-29 years: The population-based CINECA-SID ARNO Observatory, 2002-2012”, Nutr Metab Cardiovasc Dis 2016 Dec; 26(12):1104-1111.

martedì 9 maggio 2017

Inoltrata domanda all’FDA per rivaroxaban 10 mg in monosomministrazione giornaliera come ulteriore opzione di dosaggio per ridurre il rischio di recidive di Tromboembolismo Venoso


  • Una volta approvato, rivaroxaban 10 mg in monosomministrazione giornaliera costituirà un’ulteriore opzione terapeutica oltre a quella già approvata di rivaroxaban 20 mg in monosomministrazione giornaliera
  • Il rischio di recidiva di trombosi aumenta sino al 10% nel primo anno se la terapia anticoagulante viene interrotta 
  • La domanda inoltrata all’FDA è sostenuta dai risultati dello studio EINSTEIN CHOICE  

Berlino, 8 maggio 2017 Bayer AG e Janssen Research & Development, LLC, suo partner nelle attività di sviluppo, hanno annunciato  la presentazione alla Food and Drug Administration (FDA) della domanda di registrazione integrativa per comprendere nelle indicazioni  dell’inibitore orale del Fattore Xa rivaroxaban il dosaggio di 10 mg in monosomministrazione giornaliera per la riduzione del rischio di recidiva di tromboembolismo venoso (TEV), dopo almeno sei mesi di terapia anticoagulante standard come ulteriore opzione terapeutica oltre a quella già approvata di rivaroxaban 20 mg in somministrazione unica giornaliera.

La domanda all’FDA è sostenuta dai risultati dello studio di Fase III EINSTEIN CHOICE, che ha dimostrato che sia il dosaggio di rivaroxaban da 10 mg sia quello da 20 mg, entrambi in monosomministrazione giornaliera, hanno ridotto in maniera significativa il rischio di recidiva di TEV rispetto ad aspirina 100 mg (acido acetilsalicilico - ASA) in monosomministrazione giornaliera, in pazienti che avevano precedentemente completato un periodo da 6 a 12 mesi di terapia anticoagulante per embolia polmonare (EP) o trombosi venosa profonda (TVP) sintomatica e che presentavano una incertezza terapeutica riguardo la necessità di prolungare il trattamento. Infatti I pazienti con accertata necessità di continuare la terapia anticoagulante oltre i primi 6-12 mesi non sono stati compresi nello studio. Entrambi i dosaggi di rivaroxaban hanno dimostrato percentuali basse di emorragia maggiore (principale esito di sicurezza) e comparabili a quelle di  aspirina. I risultati dello studio EINSTEIN CHOICE sono stati recentemente pubblicati sul New England Journal of Medicine e inoltrati all’Agenzia Europea del Farmaco (EMA). L’inoltro alle altre autorità preposte alla regolamentazione dei farmaci dei vari paesi del mondo è previsto nel corso del primo semestre 2017.
Il tromboembolismo venoso, che comprende trombosi venosa profonda ed embolia polmonare, ha un considerevole impatto a livello mondiale in quanto è la terza causa di mortalità per patologie cardiovascolari nel mondo, dopo infarto e ictus. Le attuali linee guida terapeutiche raccomandano la terapia anticoagulante per 3 mesi o più, in base al rapporto fra il rischio di recidiva di TEV e il rischio di emorragia.

“1 decesso su 4, a livello mondiale, è causato da trombi. Visto il rischio di andare incontro a eventi gravi come ictus, embolia polmonare e trombosi venosa profonda per i soggetti a rischio di sviluppare trombi, gli anticoagulanti orali non-antagonisti della vitamina K sono un’opzione terapeutica di importanza vitale. Per i pazienti che hanno avuto un evento di TEV, il rischio di un altro evento aumenta sino al 10% nel primo anno se la terapia anticoagulante viene interrotta e al 20% a tre anni” ha dichiarato il Dottor Joerg Moeller, Membro del Consiglio Direttivo della Divisione Pharmaceutical di Bayer AG e Responsabile Sviluppo.

I risultati di EINSTEIN CHOICE vanno ad aggiungersi a quelli già raccolti nell’ambito del vasto programma di valutazione di rivaroxaban, che si prevede comprenderà oltre 275.000 pazienti in studi clinici e in contesti real life. Secondo stime basate su dati IMS, sono oltre 28 milioni nel mondo i pazienti a cui viene prescritto rivaroxaban e gli studi sul suo impiego in real life continuano a confermare che il suo profilo rischio-beneficio resta in linea con quello riscontrato negli studi clinici in pazienti che sono ad alto rischio di sviluppare trombi, causa di ictus e altre complicanze, mettendone a repentaglio la vita. Specificatamente, i risultati di XALIA, studio osservazionale d’uso in contesti di vita reale che ha arruolato 5.142 pazienti con trombosi venosa profonda in 21 paesi, ha confermato il profilo di sicurezza ed efficacia riscontrato con rivaroxaban al dosaggio già approvato di 20 mg in monosomministrazione giornaliera in EINSTEIN DVT, e lo studio di impiego nella vita reale XAMOS ha riaffermato il beneficio di rivaroxaban nel prevenire TEV a seguito di interventi di sostituzione dell’anca o del ginocchio dimostrato negli studi RECORD. Inoltre, il recente studio con evidenze d’uso nella vita reale REVISIT-US, che ha esaminato i dati di quasi 23.000 pazienti con fibrillazione atriale non-valvolare, conferma la validità dell’uso di rivaroxaban per la prevenzione dell’ictus in pazienti con fibrillazione atriale non valvolare. Questi dati completano i risultati dello studio di Fase III ROCKET AF e dello studio non-interventistico di Fase IV XANTUS.

mercoledì 3 maggio 2017

CONTROL’ASMA week

EVENTO NAZIONALE DI CONSULENZE SPECIALISTICHE GRATUITE PER PERSONE CON ASMA. 
COINVOLTI OLTRE 50 CENTRI SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE

DAL 5 AL 9 GIUGNO 2017



  • CONTROL’ASMA week, l’evento che consente una valutazione di controllo dell’asma e consulti gratuiti a tutti coloro che ne sono affetti. Dal 5 al 9 giugno p.v. in tutta Italia, presso i numerosi Centri che hanno aderito all’iniziativa. Per prenotare la consulenza specialistica chiamare il Numero Verde 800 628989 dal lunedì al venerdì (9-13 e 14-18). Maggiori informazioni su: www.controlasmaweek.it
  • L’evento, promosso da FederASMAeALLERGIE Onlus - Federazione Italiana Pazienti, è stato realizzato con il patrocinio della Società Italiana di Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica (SIAAIC) e della Società Italiana di Pneumologia (SIP/IRS), e il supporto non condizionato di AstraZeneca

  • Presentata oggi a Milano presso la Sala Stampa Nazionale l’indagine “I sofferenti di asma”, realizzata da GFK Eurisko, in collaborazione con Humanitas University e AstraZeneca

  • Con circa 3 milioni di persone colpite solo in Italia, l’asma è una malattia cronica comune che, se trascurata, può avere conseguenze anche gravi. È importante che chi ne è affetto non sottovaluti la malattia

Milano, 2 maggio 2017 – In occasione della Giornata Mondiale dell’Asma, è stata presentata oggi in conferenza stampa la prima edizione di CONTROL’ASMA week, un evento nazionale di consulenze specialistiche gratuite per persone affette da asma che si svolgerà dal 5 al 9 giugno in tutta Italia presso i numerosi Centri specialistici che hanno aderito all’iniziativa.

Promosso da FederASMAeALLERGIE Onlus - Federazione Italiana Pazienti, con il patrocinio della Società Italiana di Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica (SIAAIC) e della Società Italiana di Pneumologia (SIP/IRS), e il supporto non condizionato di AstraZeneca, CONTROL’ASMA week ha come obiettivo principale quello di offrire l’opportunità ai circa 3 milioni di persone che soffrono di asma nel nostro Paese di effettuare una valutazione di controllo dello stato della malattia e ricevere informazioni utili per una migliore gestione dell’asma.

“In quanto malattia cronica - sottolinea il dott. Carlo Filippo Tesi, presidente di FederASMAeALLERGIE Onlus-Federazione Italiana Pazienti - l’asma necessita di una terapia adeguata e continua ma non deve essere mai sottovalutato perché può avere conseguenze molto pericolose. Bisogna, inoltre, fare attenzione ai rimedi fai da te e attenersi diligentemente a quanto prescritto dal proprio medico”. 

Purtroppo, invece, solo il 32% dei pazienti rispetta la terapia farmacologica, secondo quanto emerge dai risultati dell’indagine “I sofferenti di asma” presentata oggi in conferenza stampa, mentre ben il 56% usa i farmaci solo quando ha un attacco o al bisogno e il 12% non segue alcuna terapia. Dato ancora più preoccupante, l’aderenza alla terapia da parte dei pazienti non aumenta con la gravità dell’asma. 

“In generale da questa indagine – commenta il prof. Giorgio Walter Canonica, direttore Clinica Medicina Personalizzata Asma e Allergie HUMANITAS University, Milano e General Executive Director-Past President SIAAICemergono alcuni risultati interessanti, il primo fra tutti è che non sembra esserci una completa corrispondenza fra rappresentazione della malattia e impatto reale: circa 1/4 dei pazienti con asma grave ne sottostima la reale gravità. Emerge, inoltre, una pericolosa non aderenza alla terapia da parte degli intervistati e questo per lo più a causa di una scarsa cultura o consapevolezza dell’importanza della patologia che ha spesso un forte impatto sulla sfera lavorativa, oltre a quella privata”

Tra coloro che mostrano una non aderenza alla terapia, “Mi sento meglio e penso di non averne bisogno” è il motivo nel 33% dei casi e ancora “Credo che i farmaci servano solo nel momento in cui ho difficoltà a respirare” secondo il 21% degli intervistati. 

CONTROL’ASMA week ha, quindi, come obiettivo quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi legati alla malattia: l'asma interferisce con la qualità di vita in oltre 1/3 dei casi, l’area più compromessa è quella del lavoro e delle attività quotidiane. 

“Le patologie respiratorie costituiscono uno dei più rilevanti problemi sanitari - afferma il prof. Francesco Blasi, professore ordinario Malattie Respiratorie, Università degli Studi di Milano e presidente della Società Italiana di Pneumologia, SIP/IRS - per il numero di persone che ne sono colpite, anche nelle fasce d'età giovanili, per l'elevata mortalità e morbidità ad esse associate. L’asma è caratterizzato da crisi a insorgenza improvvisa che tendono a regredire spontaneamente o con l’assunzione dei farmaci. Se l'asma è ben controllato si può condurre una vita normale, senza sintomi e riducendo al minimo il rischio di pericolose riacutizzazioni”

Di valido aiuto, poi, per il 50% degli intervistati sono gli strumenti elettronici (device, app, software ecc.) per il controllo dell’asma, un ottimo supporto per seguire con regolarità la terapia dell’asma prescritta dal medico. Anche le Linee Guida GINA (Global Initiative for Asthma), considerano le app un fedele “alleato” per ricordare l’assunzione dei farmaci ad orari prestabiliti e verificare l’aderenza del paziente alla terapia e lo stato di controllo dell’asma. 

L’asma è una malattia infiammatoria cronica delle vie aeree, una delle più diffuse al mondo. Colpisce tutte le fasce d’età e tutte le classi sociali. Può manifestarsi alternando periodi di relativi miglioramenti e improvviso peggioramento. 
Anche se le cause dell'asma non sono ancora ben definite, si ritiene che alla sua comparsa contribuiscano sia componenti genetiche sia fattori ambientali. 
Per fortuna, l’asma è trattabile efficacemente e la maggior parte dei pazienti può raggiungere un buon controllo della malattia e condurre una vita normale.

CONTROL’ASMA week 

grazie al contributo non condizionato di AstraZeneca è stato reso possibile l’evento di portata nazionale di consulenze specialistiche gratuite per il controllo dell’asma 

Come prenotare una consulenza specialistica gratuita

È molto semplice: bisogna chiamare il Numero Verde 800 628989, già attivo dal 15 maggio, dal lunedì al venerdì (9-13 e 14-18). Il Call Centre del Numero Verde individuerà con il paziente il Centro specialistico a lui più vicino e fornirà le opportune informazioni di contatto o procederà direttamente alla prenotazione dell’appuntamento. 

CONTROL’ASMA week è reso possibile dall’opera volontaria prestata gratuitamente dagli Specialisti aderenti; per questo motivo, i posti disponibili presso ciascun Centro sono limitati (circa 40) e i calendari precisi per l’effettuazione delle visite di controllo (giorni e orari nella settimana dal 5 al 9 giugno) diversi da Centro a Centro. 

Il controllo gratuito dell’asma si svolgerà con le modalità che lo Specialista riterrà più opportune in base alla sua esperienza e alle caratteristiche di ciascun paziente, con o senza il supporto di esami strumentali (ad es. spirometria).
Al termine della consulenza, il paziente riceverà dallo Specialista un parere scritto, con l’eventuale indicazione di ulteriori approfondimenti e consigli per gestire al meglio la malattia. Infine, a ciascun paziente partecipante sarà consegnata una piccola guida informativa sull’asma. 

Per maggiori informazioni: 
www.controlasmaweek.it - asma@sintesiinfomedica.it